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Berlinale, 62esima edizione: tra G8, Africa e ribellione

Dal 9 al 19 febbraio ci sarà la Berlinale, 62esima edizione.

Dal 9 al 19 febbraio ci sarà la Berlinale, 62esima edizione. C'è chi dice che quest'anno, per il contesto italiano, questa mostra sia da tenere d'occhio; potrebbe scapparci forse un premio.


Intanto una cosa è certa: per questa edizione l'Italia ha deciso di puntare su di un tema importante e di livello politico, come il G8 di Genova del 2001, datato 22 luglio, dove giovani e poliziotti hanno dato vita a scene cruente di contestazione e dissenso.


Sia Daniele Vicari con il suo Diaz, film boicottato dalle produzioni italiane perchè pregiudizialmente contro la polizia, sia Franco Fracassi con The Summit, hanno mostrato la morte del manifestante Carlo Giuliani e il conseguente processo alle forze dell'Arma Italiana. Soprattutto il secondo, selezionato per la categoria “Panorama” (cinema indipendente), presenta scene violente portate all'eccesso.


C'è inoltre, sempre in concorso, il ritorno dei fratelli Taviani con Cesare deve morire, docu-fiction girata nel carcere di Rebibbia.


Oltre a temi di carattere sociale, al Festival c'è spazio anche per un genere che nel Nostro Stivale non trova pressochè spazio, ma che negli ultimi anni sembra voler assaporare di nuovo i nostri schermi. Timo Vuorensola, fuori concorso, ambienterà il suo Iron Sky nel 2018, anno in cui il Nazionalsocialismo, nascosto nella faccia buia della Luna, torna sulla Terra per conquistarla. Ironico film che riporta alla mente un'altra presa in giro del Nazismo, Il Grande dittatore.


A detta del direttore dello stesso Festival di Berlino, Dieter Kosslick, da tenere d'occhio in questa edizione, la più grande con i suoi 400 titoli presentati, sono: il favorito Terra del cervo bianco (Bay lu yuan) di Wang Quan'an, già vincitore di un Orso d'Argento due anni fa e di uno d'oro nel 2007, Captive del filippino Brillante Mendoza, A moi Seule di Frederic Videau, che aprirà la manifestazione e Jayne Mansfield's Car dell'attore americano Billy Bob Thornton, già in prova dietro la macchina da presa con la trasposizione del Cavalli selvaggi di McCarthy, Passione ribelle.


Degni di nota sono inoltre la prima regia di Angelina Jolie con In the Land of Blood and Honey, il Bel Ami di Declan Donnellan con Robert Pattinson, Steven Soderbergh con il Knockout snobbato dall'Accademy e il film con Tom Hanks sull'11 settembre, Molto forte, incredibilmente vicino, presente anche agli Oscar con la nominations per miglior film.


Un'edizione questa, dedicata all'Africa, non solo per la sua situazione sociale ed evolutiva, ma anche per l'aspetto cinematografico, punto che proprio Kosslick vuole marcare per dare modo a questo continente di esprimere anche il suo talento che a torto rimane ancora dimenticato.


Assieme dunque al record dei tanti film presentati al Festival, noi italiani speriamo sempre che finalmente il cinema nostrano torni ai fasti che rimangono ancora radicati e lontani nel tempo ai capolavori del Neorealismo, magari vincendo proprio con una pellicola che di storico o sociale non ha niente, ma che risalta l'arte e il talento dei nostri autori.

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